Omeopatia

Volendo riassumere molto brevemente e semplicemente le basi dell’Omeopatia, andiamo ad analizzare i seguenti principi cardine che la differenzia dalla Medicina accademica.

• Il principio di similitudine: “il simile cura il simile”

Fondamento che nasce già con la medicina greca di Ippocrate e ripreso dal medico tedesco Hahnemann a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo. 

Prevede l’ìmpiego a scopo curativo di quella sostanza che, somministrata ad un individuo sano, induce proprio gli stessi sintomi e segni clinici che si vogliono curare nel soggetto malato.

• Il principio della dose minima

Al fine di eliminare qualsiasi tossicità dal rimedio, ne vengono impiegate dosi infinitesimali, tanto che risulta impossibile rintracciare qualsiasi residuo fisico del materiale di origine. Del rimedio rimane solamente la sua energia, l’impronta elettromagnetica. Ecco perché si parla di medicina di risonanza  o low dose medicine. 

Il rimedio viene poi dinamizzato, cioè subisce degli scuotimenti che ne ottimizzano la sua efficacia.

Esistono diverse scale di diluizione (definite “potenze”) che il Medico Omeopata sceglierà  di caso in caso.

• L’attenzione al paziente

Altra peculiarità del metodo omeopatico consiste nel dare importanza al paziente piuttosto che alla malattia. L’individuo viene considerato nella sua totalità, non solo sul lato fisico come insegnatoci dalla medicina accademica, ma molto più in profondità, fino ad arrivare al piano mentale e spirituale. La malattia è vista sotto una luce del tutto nuova, a sostegno del principio di vitalismo, secondo cui ci si ammala quando la forza vitale (“dynamis”) intrinseca di ogni essere vivente subisce una alterazione che va ad interferire con la sua armonia.

Essendo la malattia causata da un’alterazione di questa energia vitale, la guarigione non potrà avvenire se non attraverso una riarmonizzazione della stessa, innescando il potenziale di autoguarigione.